La cura SEO e il pay per click vs adblock

di Stefano Pini

Il web si sta avvicinando a un’altra rivoluzione: i browser più diffusi al mondo (Firefox, Safari, Opera e Chrome) hanno ufficializzato l’implementazione automatica degli adblock, ovvero programmi che bloccano la visualizzazione dei celeberrimi banner, nella loro versione mobile.

 

Negli ultimi vent'anni, i banner sono stati la manifestazione primaria della pubblicità on line: fascette coloratissime, spesso un po’ stonate, che apparivano in ogni pagina alimentando gli introiti dei siti web e penalizzando la user experience dei naviganti. Ma, come si strimpellava una volta, times they are a changing.

Con i nuovi adblock pre-installati su Android e iOs, i sistemi operativi mobili più diffusi, il dominio dei banner sembra avere i giorni contati. Cosa succederà poi?

Le difficoltà di giornali, blog ecc.

Si dispereranno moltissimi website manager, che grazie ai click (volontari o meno) sui banner riuscivano a tenere in vita i propri siti, o almeno a rimpolpare gli introiti e mantenere attivi centinaia di giornali on line e portali che fanno della diffusione di contenuti (gratuita previa pubblicità) la loro principale attività.

Dovranno inventarsi un nuovo modello di business, con forme di giornalismo, di produzione scritta, audio e video in cui la distinzione tra contenuto originale e contenuto pubblicitario sarà sempre più sottile. Non vorrei essere nei loro panni.

I grattacapi dei padroni della rete

Gli adblock più efficaci fanno sparire anche la tipica sidebar pubblicitaria di Google, i contenuti sponsorizzati su Facebook, i ‘consigli’ di Amazon e i video promo su YouTube. I comandanti in pectore della rete dovranno affrontare la questione: l'adv è la loro fonte primaria di guadagno e difficilmente gli investitori, che ad annunci oscurati perderanno una mole considerevole di utenti e clienti, rinnoveranno i contratti.

Il pay per click, però, potrebbe rimanere in auge per due semplici motivi: è più mirato e meno invasivo dei banner; va a lavorare solo sui risultati motori di ricerca, che gli adblock meno zelanti non ripuliscono, poiché agiscono solo su tutto ciò che non è testo.

Una magna carta per l'adv on line

Le pubblicità diventeranno per forza di cose meno invasive, affineranno il proprio target, nella speranza (più che altro personale, in questo caso) che si vada a creare una vera e propria carta della ‘buona pubblicità on line’, per annunci adeguati che passino il vaglio dei sistemi bloccanti e soddisfino le necessità di fluidità e chiarezza degli utenti.

Il futuro incerto del sistema (spiegato male)

Il web senza una presenza massiccia di adv è davvero sostenibile? Parrebbe di no, considerato il fatto che gli utenti, in festa per la sparizione di banner e affini, non sembrano disposti a sborsare alcunché per retribuire chi produce/distribuisce contenuti e offre servizi tramite internet.

Come (ri)guadagnare visibilità in rete senza troppa pubblicità? Tornando al buon vecchio SEO: con siti scritti bene, programmati meglio, devoti alle molte norme che facilitano visualizzazione e indicizzazione nelle prime pagine dei motori di ricerca, innanzitutto. Senza dimenticare uno studio attento delle statistiche, dei flussi di utenti e di effettuare continue implementazioni per risalire la SERP.

E investire qualche euro ancora nel pay per click. Se è vero che anche Google dovrà guardarsi dagli adblock, è altrettanto probabile che a cadere saranno i pesci piccoli del web, mentre i colossi troveranno un modo (lecito o furbo) per mantenere intatto il loro bottino d’oro. Davide ha vinto contro Golia una volta sola e ancora se ne parla: di solito, infatti, la spunta l’altro, il più grosso.

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