Il web content di cui avete (davvero) bisogno

di Stefano Pini

L’allarme arriva dalla California, mecca delle compagnie internet: in rete si scrive e si legge troppo. Secondo uno studio della San Diego University, un lavoratore digitale legge in media 100mila parole al giorno. La ricerca riguarda gli Stati Uniti di inizio anni '10, ma giornalisti, addetti ai social media e web content manager italiani del 2015 possono ritenersi chiamati in causa.

 

In sostanza, ogni 24 ore, io e i miei simili leggiamo una quantità di cose lunghe quanto Il buio oltre la siepe, sminuzzato in  e-mail, articoli, chat, status e tweet. Il libro di Harper Lee, per diletto, lo si ‘consuma’ normalmente in due o tre giorni; una settimana se gli si dedicano i ritagli di tempo e qualche spazio di riflessione extra. Ma i tempi morti e di sedimentazione, per chi lavora on-line, sono una chimera: si legge e si scrive senza soluzione di continuità e questo potrebbe essere un problema più serio del previsto.

Cucire i contenuti su misura

I lettori sono storditi da una miriade di informazioni sempre più difficili da organizzare e interpretare. La colata di contenuti che popola la rete è un mare magnum di parole in cui è sempre più difficile riconoscere cosa interessa, cosa è meritevole di attenzione, cosa rispedire al mittente e cosa mandare a memoria.

Chi scrive, invece, deve spesso abbandonare le velleità da penna raffinata per privilegiare quattro aspetti: chiarezzaunicitàcompletezzainterattività. In un acronimo, C.U.C.I., quasi che il contenuto vada cucito addosso al possibile lettore, per facilitarne l’indicizzazione, l’individuazione, la visione. Questo vale a maggior ragione per coloro che producono scritti di tipo aziendale.

La giusta piattaforma per ogni messaggio

Ciascun intervento deve essere ben calibrato e pensato per uno spazio specifico. Per la definizione della brand identity, privilegiare YouTube e Twitter, dove a farla da padrone sono l’audiovideo e la brevità ad effetto. Per suscitare un engagement emozionale, meglio Facebook e Instagram. Per una comunicazione diretta con i clienti, riecco la newsletter vecchia scuola. Quanto agli approfondimenti, si può rispolverare il caro blog aziendale oppure dedicarsi alle nuove funzionalità social, come Notes di Facebook o LinkedIn Pulse.

Si sceglie la piattaforma e si inquadra così il pubblico, sfruttando le potenzialità di ciascuna, i diversi livelli di interazione e le differenti modalità di produzione e lettura.

Lo stile della misura

In ogni intervento, ovunque lo si pubblichi on-line, bisogna rispettare i parametri SEO, con titoli organizzati secondo importanza, paragrafi, parole chiave e grassetti circostanziati. La frequenza di pubblicazione, per newsletter, blog e social network, deve essere costante senza sovraccaricare il lettore, che dovrà invece abituarsi a trovare i vostri contenuti pronti all’uso. La lunghezza va di pari passo con la piattaforma di riferimento: 300/500 parole per gli articoli più lunghi, poche righe per Facebook, i canonici 140 caratteri per Twitter.

Rispondere ai commenti, soddisfare gli interessi latenti dei propri utenti, utilizzare una bella grafica, completa l’opera. Il giusto stile è questione di misura: inutile condividere ogni commento, ogni post, ripetutamente. Inutile pubblicare a ciclo continuo, solo per battere un colpo: un po’ di silenzio, a volte, serve a chiarire le idee e ripartire con slancio. Scrivere meno, insomma, per scrivere meglio.

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